SICUREZZA LAVORO, ULDERICO PESCE PORTA MORTI BIANCHE A TEATRO

(OMNIROMA) Roma, 21 feb - "Un progetto che raccoglie storie di
vita e di morte dal mondo del lavoro, frutto di anni di
inchieste giornalistiche, e le porta in scena sui luoghi stessi
del lavoro, porti, cantieri, aziende metalmeccaniche, ex
officine, per capire il pericolo che si affronta ogni giorno su
un'impalcatura a quattro metri d'altezza, per percepire il
paradosso di lavorare circondati da tubi che per giunta si
chiamano 'innocenti'. Per portare, in sostanza, nel teatro la
verità, il sangue, la rabbia, il sudore, la vita". E' questo per
il regista e interprete Ulderico Pesce, artista da anni
impegnato sul fronte del teatro civile, il senso profondo
dell'opera "Il pane loro. Storie da una Repubblica fondata sul
lavoro", presentato oggi presso la sede della Provincia di Roma,
che con l'assessorato al Lavoro, lo ha sostenuto insieme alla
Regione Puglia e alla Fillea Cgil e Anmil. A illustra i
contenuti dello spettacolo, che debutterà al Porto di Taranto il
29 febbraio e che arriverà a Roma il 10 marzo alle Officine
Marconi, l'autore Stefano Mencherini, il regista Pesce, Rodolfo
Maltese, che con Francesco Di Giacomo ha firmato le musiche, il
presidente del Consiglio provinciale Adriano Labbucci,
Alessandra De Luca dell'assessorato al Lavoro, il segretario
nazionale di Fillea Moulay El Akkioui, l'assessore al Lavoro
della Regione Puglia Marco Barbieri. (SEGUE).

SICUREZZA LAVORO, ULDERICO PESCE PORTA MORTI BIANCHE A TEATRO -2-

Roma, 21 feb - (SEGUE). "Il mio vero nome è Biagio -
racconta Ulderico Pesce - il nome di mio nonno che nel 1957
faceva il garzone nel nostro paese, a Rivello. Lavorava per don
Nicola, scaricava sacchi di farina. Per raccogliere l'ultimo
sacco era sceso dietro al camion e don Nicola lo investì a
retromarcia. Gli tranciò le gambe e morì dissanguato. Oggi,
affronto questo spettacolo con la consapevolezza che in
quarant'anni non è cambiato nulla", e lo dice con un pizzico di
commozione negli occhi, Ulderico Pesce. "Nonostante le leggi
sulla sicurezza nei posti di lavoro in Italia siano molto
avanzate - insiste Pesce - i morti aumentano. Mi sembra quasi
che facciamo le leggi in questo mondo civile e industrializzato
come se prevedessimo che la morte debba servire. Perché i
lavoratori non sono più al centro della cultura civile, lo sono
i padroni, gli imprenditori. Ecco, faccio questo spettacolo
perché i lavoratori tornino al centro dell'attenzione pubblica".
E allora Pesce porta la scena nei luoghi alternativi e coinvolge
attori alternativi, come ex operai, "perché per fare l'operaio,
bisogna essere stati operai e parlare come loro", rivela il
regista. Uno spettacolo "cattivo, messo in scena da cattivi
ragazzi nella speranza che possa dare una sferzata a pubblico e
istituzioni", come dice Mencherini, e dove la musica gioca un
ruolo fondamentale: "La musica vuole comunicare un forte
coinvolgimento collettivo - racconta Maltese - esprime rabbia in
tutti i suoi aspetti all'insegna del rock tra chitarra e tromba.
Una musica che vuole emozionare e che punta a coniugare i versi
dei grandi poeti con una melodia funzionale per chi l'ascolta".
Il testo, infatti, si arricchisce di poesie scritte
appositamente da grandi autori, da Roberto Roversi a Alda
Merini. "Sosteniamo questo progetto perché crediamo fortemente
nell'impegno istituzionale sul tema grave delle morti bianche, e
sull'importanza di una sensibilizzazione dell'opinione
pubblica", dichiara Labbucci. "Lo spettacolo può contribuire a
convincere gli italiani che non e' normale morire di lavoro",
aggiunge Barbieri. "Speriamo che lo spettacolo sensibilizzi la
coscienza dei lavoratori sui diritti previsti dalla legge 326",
conclude De Luca.